Il pensiero

L’immagine dell’uomo

Dall’opera di Frankl emerge la chiara consapevolezza che, sempre e dappertutto, l’uomo non perde mai il senso della propria esistenza e tutto va fatto per aiutarlo a riscoprire tale senso ed a tradurlo nei comportamenti e nelle scelte di ogni giorno (Frankl 2000).

Egli giunse alla convinzione che fosse indispensabile mettere l’accento sulla persona umana considerata unica, originale, irripetibile, unità corporeo-psichico-spirituale, orientata verso l’individuazione del significato della sua esistenza e verso la realizzazione del compito personale ad essa legato.

Inoltre, nel rapporto tra terapeuta e paziente riteneva che dovesse essere evitata qualsiasi schematizzazione, standardizza-zione o visione deterministica dell’uomo e del disturbo psichico, mentre andavano evidenziate la singolarità delle specifiche situazioni e la conseguente individuazione di atteggiamenti di rispetto, di comprensione e di profonda partecipazione ai problemi del paziente.

L’accento sulla persona umana in una prospettiva globale, che abbraccia varie dimensioni (biologica, psicologica, sociologica, spirituale-noetica), caratterizza in forma molto chiara ed evidente il pensiero di Frankl.

Negli anni di appartenenza alla società adleriana di psicologia individuale, egli aveva abbozzato un sistema di pensiero in cui approfondiva le basi filosofiche di una psicoterapia che andasse al di là del riduzionismo freudiano e ponesse al centro la capacità radicale dell’uomo di ricercare valori e significati per la sua esistenza.

In Zur geistigen Problematik der Psychotherapie (1938) Frankl delinea la revisione delle posizioni della psicoanalisi freudiana e della psicologia individuale adleriana da una triplice prospettiva: considerare l’uomo anche dal punto di vista spirituale-noetico, superando i limiti dello psicologismo (parlerà appunto, in seguito, di psicologia dell’altezza, in contrapposizione a psicologia del profondo);
individuare le categorie di valori che risultano fondamentali per la ricerca e la realizzazione del senso della vita;
prospettare la positività del dolore e la possibilità di poter prendere sempre un atteggiamento, anche nelle situazioni-limite. Il punto di partenza fu chiaramente la convinzione che “essere-io vuol dire essere-cosciente ed essere-responsabile” (Frankl 1938, p. 34). Di conseguenza “la psicoanalisi e la psicologia individuale prendono in considerazione, ognuna nel proprio campo visivo, un aspetto dell’esistenza umana, da cui estrapolare un’interpretazione dell’affezione nevrotica. Questo, non di meno, spiega allo stesso tempo che entrambi i sistemi non sono stati elaborati casualmente, ma che, con una corrispondenza scientifico-teoretica, partono da una necessità ontologica e, sotto quest’aspetto, la loro unilateralità e la loro antiteticità rappresentano degli effettivi completamenti” (ibidem). E analizzando più a fondo i presupposti antropologici, gli obiettivi e la prassi terapeutica delle due scuole, Frankl ribadiva quanto già negli anni precedenti – e in contesti non ancora specificatamente clinici – aveva intuito: l’esigenza, cioè, di considerare la persona capace di andare oltre il piano puramente psichico, intrapsichico, ambientale e di orientarsi verso la ricerca di valori e di significati. “Chiedendoci allora – così egli scriveva – se, oltre l’adattamento e l’organizzazione, non vi sia, per così dire, un’ulteriore dimensione in cui la persona possa inoltrarsi se la si vuole guarire, oppure, qual sia l’ultima categoria da includere nel nostro quadro della persona umana, se si vuole rendere giustizia alla sua realtà psico-spirituale, giungiamo all’idea della realizzazione, del compimento di un senso. Da notare, in proposito, che la realizzazione dell’uomo va oltre la formazione della sua vita, nel senso che, mentre la formazione è una realizzazione estensiva, la ricerca con la conseguente realizzazione di un senso rappresenta una grandezza vettoriale. La ricerca di senso ha un orientamento, è rivolta verso quella possibilità di valore riservata o, per meglio dire, assegnata a ogni singola persona umana e che deve essere realizzata; è diretta verso quei valori che ogni singolo uomo ha da realizzare nell’unicità della propria esistenza e nella singolarità del proprio spazio vitale” (ibidem, p. 35).

Pagina 1 2 3 4 5 6