Il pensiero

Incontro nell’amore

Frankl afferma che chi vive un rapporto d’amore scorge, anzi anticipa a se stesso qualità nascoste della persona amata che chiedono di essere realizzate. “L’amore scorge e schiude […] le possibilità di valore nel tu amato. Anche l’amore, nel suo penetrante sguardo spirituale, anticipa qualcosa: si tratta delle possibilità personali, non ancora realizzate, che la persona amata, nella sua concretezza, ancora nasconde in sé” (Frankl 1990, p. 39).

Ogni atto d’amore non può che essere un dono, ma ogni dono sollecita una risposta. Ogni atto d’amore, quando è veramente tale, dischiude delle possibilità, è sorgente di creazione, migliora. Ogni atto d’amore, quando si trasforma in un incontro sincero e gratuito con l’altro, fa schiudere il cammino della speranza ed è capace di andare al di là della pura e semplice soddisfazione dei bisogni. Ogni atto d’amore, infatti, salvaguarda la singola persona con il suo ricco mondo interiore, con le sue appartenenze, con le sue tensioni e le sue inclinazioni. “Si accetta solo chi si conosce. Ma si conosce solo nell’amore”, scrive Romano Guardini (1992, p. 30). E quindi nella relazione.
Qualunque tentativo di ridurre l’uomo, ciascun uomo, ad un insieme di bisogni, o di considerarlo ciò che non è, nella sua unicità e irripetibilità, è fargli e farci violenza. Ma nella violenza non c’è conoscenza, né speranza.

L’uomo che noi incontriamo, l’uomo ferito, l’uomo che vive nella notte, ha davanti due possibilità: rigettare se stesso, oppure accettare se stesso. E noi sappiamo che si accetta solo chi ha sperimentato l’amore, la vera accoglienza, la solidarietà. È questa la condizione che conduce l’uomo a prendere posizione rispetto al proprio presente e al proprio passato. È la realizzazione di quelli che Frankl chiama “valori di atteggiamento” (Frankl 1977, p. 85).

Ogni incontro, però, non è solo un luogo di fedeltà all’essere, alla vita e al rapporto, nella misura in cui l’orizzonte è l’autotrascendenza. Ogni incontro porta con sé anche dei rischi. Frankl, riferendosi all’azione terapeutica, ne indica due: la cosificazione dell’uomo e la sua manipolazione (Frankl 1977, pp. 273-276).
La cosificazione ha luogo quando il processo di soddisfazione dei propri bisogni occupa la quasi totalità dello spazio e del tempo, invece di essere l’occasione per la manifestazione e la comprensione dell’uomo nella sua totalità.
La manipolazione si verifica allorché ognuno propone le proprie esperienze, i propri schemi ed i propri valori culturali, inglobando o ridimensionando ciò che è proprio della persona che incontra. “Sono capace di prevenire e di soddisfare tutti i tuoi desideri”, sembrerebbe quasi che egli dica. Il passo verso il delirio di onnipotenza è, a questo punto, breve.

Il rapporto, allora, prima ancora che essere e delinearsi nella sua dimensione psicologica e sociale, rappresenta lo svolgersi di un incontro tra due persone che hanno pari dignità. E su questo piano, prima ancora di tutte le parole, di tutti i messaggi non verbali, di tutte le speranze e di tutti i condizionamenti, si comunica esistenzialmente un’unica, grande verità: “Tu per me esisti! E sono contento di condividere con te il cammino faticoso e, talvolta, in apparenza fallimentare della ricerca di senso”. L’importante allora è camminare insieme, perché solo un itinerario di solidarietà permette di scorgere le infinite possibilità di significato racchiuse nella nostra esistenza. E ben a ragione, perciò, lo psichiatra Karl Jaspers ebbe ad affermare che “ciò che l’uomo è, lo è in virtù della cosa che egli riesce a far sua” (cit. in Frankl, 1978, p. 181). Così come tornano di profonda e fiduciosa attualità le parole di Kierkegaard, anch’esse fatte proprie da Frankl: “Ahimè, la porta della felicità non si apre verso l’interno così che a slancirsi contro di essa non serve a nulla; ma essa si apre verso l’esterno e perciò non c’è nulla da fare” (Kierkegaard 1972, p. 10).

Un giorno di tanti secoli fa, un rabbino, appartenente a un movimento mistico ebraico, entrò nella sala in cui alcuni studenti della legge stavano, di nascosto, giocando a dama. Timorosi al suo apparire, i ragazzi misero subito da parte la scacchiera con le pedine. Il rabbino se ne accorse e, invece di rimproverarli, volle dare loro una lezione di vita, tratta proprio dal gioco che stavano facendo. E chiese loro: “Sapete dirmi quali sono le regole della dama?”. I ragazzi restarono perplessi e non sapevano che cosa rispondere. Al che egli soggiunse: “Ebbene, ve le spiego io. Le regole del gioco della dama sono tre: 1) Fare un passo per volta; 2) Si può andare solo avanti; 3) Una volta arrivati in alto, si può andare dove si vuole”.
L’augurio è che ognuno di noi, alimentando e qualificando la propria concezione della vita con il contributo della logoterapia di Frankl, sia capace di procedere per piccoli passi, andando sempre avanti, mirando con costanza e con impegno alla realizzazione di incontri unici e originali, capaci di inondare la vita di senso e di speranza.

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