La serietà del ridere

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Per gli agelasti, i nemici del sorriso, sabato 4 maggio 2013 è stata la giornata più nera dell’anno. Presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma, infatti, ha avuto luogo il Convegno Nazionale dell’ALAEF (Associazione di Logoterapia e Analisi Esistenziale Frankliana) dedicato alla tematica dell’umorismo: “Dal morir dal ridere al ridere per non morire. L’umorismo come risorsa per l’esistenza.

Chi mai avrebbe detto che l’umorismo si sarebbe insinuato all’interno di un Ateneo? E chi mai avrebbe pensato che il riso – come da tradizione così generoso sulla bocca degli stolti – avrebbe teso la sua trappola a studenti, psicologi, psichiatri, medici, docenti universitari? Così, invece, è stato. Uno stormo di centocinquanta stolti appollaiati in un’aula della Salesiana si è riunito ad ascoltarne un altro di dieci con una sola ed unica finalità: auto procurarsi il maggior numero di rughe a suon di risate per rimpinguare le casse sanguinolente dei chirurghi estetici, così duramente provate in questi tempi di crisi. Mosso da questo nobile scopo ecco come i GLU (Gruppo LogoUmoristi dell’ALAEF) hanno escogitato la giornata. Non prima, però, di aver definito la loro identità. Essi sono un nucleo di psicologi, psicoterapeuti e pedagogisti, tutti rigorosamente membri dell’ALAEF, che si sono presi la briga di sviscerare il valore terapeutico dell’umorismo come risorsa per la ricerca di senso. Promuovendo una serie di iniziative formative in questa direzione. Convegno compreso, che si cercherà qui di descrivere per sommi capi.

Sulle note umoristiche del Maestro Scipione (uno dei relatori invitati) diffuse in stereofonia per l’intera giornata, il mimo, Harold Hayala, già dal momento delle iscrizioni dei partecipanti impazzava per l’aula, non risparmiando alcuno. I più furbi riuscivano a mettersi al riparo dal folletto impertinente, infrattandosi nei posti a sedere meno esposti . Per i più ingenuotti, colti in una tardiva flagranza di fuga , il risucchio del mattacchione si presentava come ineluttabile : pubblico ludibrio a non finire. A cominciare dal Rettore dell’Università medesima ( Prof.Carlo Nanni) , dal Preside di Scienze dell’Educazione ( Prof. Paolo Gambini), e dal nostro Presidente ALAEF, prof. Daniele Bruzzone : tutti rigorosamente e pubblicamente spolverati col piumino, pettinati e vestiti a dovere da Harold. Sistemati in tal modo potevano proferire meglio i loro solenni discorsi di apertura dei lavori.

La parola, così, passava alla sottoscritta (Autoironia: mai dir(l) e mai. Ridere di sé per sorridere alla vita), che si era presa la briga di convincere la platea di come l’autoironia sia il vero antidoto contro l’ipertrofia dell’io, vero malanno di questo terzo millennio. Ottima relazione, ottimi contenuti, ottima comunicativa della docente. E pure ottima ballerina. Una danza a due improvvisata col Maestro Scipione, il prossimo relatore, incantava letteralmente la platea degli astanti. Costui (“Il domani non muore mai…con una sonora risata”), pluripremiato compositore di note colonne sonore di commedie cinematografiche (“Benvenuti al Sud”, “Benvenuti al Nord”, “Il principe Abusivo”) nel mostrare spezzoni di pellicole, si lanciava a raccontare con quali artifici si crea la musica umoristica, e come questa sia in grado di provocare emozioni positive. Il tutto condito dall’intreccio mirabolante delle sue mani che, adagiate su una tastiera non degna della grazia delle sue dita, erano comunque in grado di portare il pubblico a stadi sempre più regressivi di stoltezza.

Lo spazio, poi, ai form-attori Rino Cerritelli & Matteo Andreone (“Licenza di ridere! L’umorismo come risorsa per il benessere personale e relazionale”). I due, attraverso delle gag esplicative, tentavano di esprimere le regole e i trucchi dell’umorismo. Gettando nel panico il pubblico che, significativamente sopravvalutato dai relatori medesimi, non riusciva più a capire se facessero sul serio o meno. Solo un esercizio umoristico salva-angoscia proposto dalla coppia alla smarrita platea riusciva a ristabilire la pace dei cuori, sollevando tutti dalle ansie di prestazione da Q.I. E giù, ancora, le risate degli stolti, la regressione della regressione!

Il pomeriggio i cinque interventi dei “GLU”: Antonella Arioli (Le grandi risate dei piccoli. Crescere con Umorismo), Alfredo Altomonte (Sono adolescente e non ci trovo niente da ridere! Umorismo e adolescenza), Domenico Bellantoni (Sarà paradossale …ma funziona! Umorismo e intenzione paradossa), Maria Luisa De Luca (L’umorismo può essere una risorsa nell’elaborazione del lutto?), Valentina Gagliardi (Adottare l’ottimismo: la capacità di ridere nel percorso adottivo).Un amico di Viktor Frankl, Aureliano Pacciolla, raccontava, a fine giornata, alcuni episodi sul noto umorismo del nostro capo-scuola. Che dire? Al termine di queste ultime relazioni si è toccato l’apice, e si sono sentite le scintille! L’aria era surriscaldata.

Il livello di regressione media raggiunto dagli stolti ridanciani a fine giornata impediva lo sgombero dell’aula: nessuno ne voleva sapere, di andarsene. Suore incatenate ai banchi, psichiatri sospesi sui palloncini , studenti incollati alle pareti, docenti travestiti da mimo. Tutti volevano ridere. Ancora e ancora.

Ma il tempo era finito. E così, sulle note scoppiettanti della colonna sonora di “Benvenuti al Sud” , nel tornare a casa, tutti avevano scoperto o riscoperto una verità: che si può davvero morire, interiormente, se non si scopre la serietà del ridere. Frankl definiva l’umorismo come la capacità dell’uomo di autodistanziarsi, il vero luogo della “libertà per”. Quella “libertà per” decidere quale atteggiamento assumere dinanzi a un condizionamento imposto, anche quando quel condizionamento assume la forma dolente della sofferenza. “ Tutti sanno che l’umorismo è in grado, come poche altre cose nell’esistenza umana, di creare un distacco e di porre gli uomini al di sopra di una certa situazione” (Viktor Frankl).

Paola Versari

(Coordinatrice Gruppo LogoUmoristi dell’ALAEF, Associazione di Logoterapia e Analisi Esistenziale Frankliana)